Wikileaks: ‘Testatam’ non habemus

Abituati come siamo ad ascoltare quotidianamente politici, giornalisti, esperti di ogni ordine e grado dibattere molto animatamente sempre gli stessi argomenti (i meno importanti!), non ci meraviglia più di tanto l’ondata gigantesca che ha investito tutti i mezzi di comunicazione in seguito alla pubblicazione delle relazioni che i diplomatici delle varie ambasciate americane nel mondo inviano periodicamente alla ‘casa madre’.

Lontani dal desiderio di entrare nel merito e aggiungere portate di ‘aria in padella’ alla sterminata mole di succulenti pietanze, e non potendoci fortunatamente accomodare a qualsivoglia tipo di tavola rotonda, quadrata o a ferro di cavallo, vorremmo soltanto e semplicemente segnalare una circostanza che a nostro immodesto giudizio lascia riflettere non poco.

Julian Assange, quasi un deus ex machina a rovescio della tragedia greca, il maggiore responsabile di un sacrilegio planetario che investe trasversalmente ogni credo conosciuto, assieme al suo gruppo decide di inviare, per la pubblicazione, i documenti a cinque giornali: The New York Times (statunitense), The Guardian (inglese), Le Monde (francese), der Spiegel (tedesco), El Pais (spagnolo).

Possibile che in Italia non ci sia una testata giornalistica che goda di un minimo credito al di là delle Alpi o delle sue rive? O forse è da attribuire a qualche refuso dei libri di scuola se oltre quarant’anni fa leggevo di Roma e del Mediterraneo sud-orientale come della ‘culla della civiltà’?!

Qui papam habet, non habet ‘testatam‘.

Sandro Bernabei

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