Per una terapia del mito: 1. Dal transumano al disumano

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Contro il progressivo deteriorarsi del valore della conoscenza e contro il sorgere di una mitologia del vacuo che adora pallide figure di Numi senza Olimpo, Signori non più del Cielo, della Terra e del Mare, ma del Denaro, del Successo e del Sesso, forse è indispensabile un percorso che risalga il tempo per recuperare le prime forme di interpretazione della realtà, i primi passi dell’uomo verso il sapere: forse una terapia del Mito può contrastare il virus pandemico che infetta nelle affollate Piazze del Mercato.

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LA FUNZIONE EDUCATIVA DELLA MITOLOGIA GRECA

dal transumano alla conoscenza

  …l’uomo è una creatura che vive in una dimensione ordinaria

e come tale non può vivere sempre nella dimensione dello straordinario.

Il tempo del mito ad un certo punto deve comunque finire

proprio perché il tempo dell’uomo possa cominciare…

Marcello Massenzio, Ordinario di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma.

Ogni processo di apprendimento non può che ripercorrere, per quanto alla luce di un patrimonio di umane esperienze e conoscenze che progressivamente si arricchisce, le tappe graduali attraverso cui un soggetto acquisisce cognizioni e perviene alla maturazione.

Non c’è dunque distanza fra l’uomo che esperiva per la prima volta il mondo e qualunque bambino che intraprenda il percorso della conoscenza. Quale strumento migliore, dunque, rispetto a tale itinerario, della riproposizione dell’esperienza già fatta, parallela, in tutto simile nelle modalità di scoperta, dall’umanità-bambina che cercava risposte al suo desiderio di sapere il come, il quando, il perché di tutto ciò che la circondava? Non è forse vero che la vita di ogni uomo comincia dalle favole? Che nelle favole ognuno intraprende il proprio itinerario di stupore, esorcizza fantasmi e dischiude davanti a sé prospettive rassicuranti, costruisce l’entusiasmo di vivere sedando i timori, trasforma a poco a poco la rappresentazione fantastica in dimensione reale? Henry Bergson parla di fabulazione per indicare la tendenza umana all’invenzione dei miti, della religione, soprattutto come mezzo per superare la paura della morte. Sta di fatto che nel processo di crescita e di maturazione la modalità che passa per la fiaba sembra peculiare della natura umana, sicché rafforzarne l’influenza, permettere alla mente di riconoscere fuori da sé tragitti inconsapevolmente contenuti nel proprio retaggio, non può che dare beneficio, contribuendo ad accrescere la rassicurazione di fronte allo sgomento esistenziale che, fin dalla nascita, coglie la psiche. 

«A torto o a ragione, la Mitologia greca è tra noi. Simbolo e specchio, attraverso le avventure e le passioni degli dei e degli eroi racconta la nostra storia, spiega l’origine del mondo, risponde ai perché dell’uomo, dà voce al nascere del pensiero. I miti non sono solo la narrazione fantastica di eventi eccezionali: dietro il giudizio di Paride c’è il concetto della bellezza, alla nascita di Venere si collega l’idea dell’amore e della fecondità, Giasone è l’uomo che cerca, Orfeo è la musica, Prometeo la sfida dell’uomo agli dei. Ma i miti sono anche poesia, fiaba delle fiabe, il prodotto più luminoso della fantasia dell’uomo ancora fanciullo. Si può pensare a Ercole come simbolo della forza e dell’uomo che supera le insidie del proprio destino, ma anche come al protagonista di avventure straordinarie: soffocare il leone di Nemea, acciuffare una cerva in corsa, uccidere l’idra di Lerna, catturare il cinghiale di Erimanto e il toro cretese di Minosse, scacciare gli uccelli dal lago di Stinfalo, uccidere Diomede e Gerione, impadronirsi di un cinto di amazzone prima di cogliere le mele d’oro del Giardino delle Esperidi e di incatenare il cane degli inferi, non lo sono forse fatiche che meritano di essere raccontate? Eppure noi stessi, figli dei Greci e dei Romani, talora abbiamo dimenticato i miti del nostro passato e facciamo fatica ad orientarci nel groviglio di genealogie, di avventure, di amori. La mitologia oggi non è più insegnata sistematicamente nelle scuole, ma tutta la nostra cultura, la nostra arte, il nostro stesso modo di esprimerci, sono impregnati di riferimenti mitologici, dal complesso di Edipo, a Cassandra, alla bellezza giunonica, a Scilla e Cariddi».

http://www.isolafelice.info/mitologia.htm

 LA NUOVA MITOLOGIA

dalla conoscenza al disumano

 …si moltiplicano infiniti miti parziali,

infiniti miti che portano ciascuno di noi lontano dalla coscienza della propria esperienza,

dalla capacità di fruire e di godere totalmente delle proprie possibilità umane.

Invece di pensare a ciò che vale veramente, che conta per noi,

seguiamo un modello che viene imposto dalla pubblicità.

Giulio Ferroni, storico della letteratura, critico letterario, scrittore e giornalista italiano.

Il sistema basato sui consumi, supportato dai mezzi di diffusione del suo credo, i media, ha trasformato la mitologia, genericamente intesa, da forma di conoscenza, quale essa era un tempo, a suscitatrice di sogni, di allettanti modelli da imitare, da perseguire, da raggiungere. Come sempre essa si lega quanto basta alla realtà, per garantirsi l’identificazione degli interlocutori con i protagonisti delle sue storie, che devono comunque sapere di leggenda, essere contemporaneamente verosimili e artificiose, romanzate, capaci di aprire un varco nel muro della quotidianità, che appare sempre più scialbo e contraddittorio, verso un illusorio sopramondo, attraver-so linguaggi sempre più allettanti e persuasivi.

«La mitologia ha lo scopo di far sognare con gli stessi occhi con cui si guarda una realtà che fa sempre meno sognare… è una religione per i cinque sensi. Ciò che si percepisce viene rielaborato dalla mente in maniera fantastica e tale rimane.

…Nelle società antagonistiche, basate prevalentemente sull’affermazione del singolo o di una famiglia, o anche della stirpe di proprietari di determinati mezzi produttivi, la mitologia ha un peso preponderante, paragonabile, come effetto persuasivo sulle masse, alle piramidi egizie, anch’esse peraltro forme espressive di un’ideologia mitologica.

Oggi la mitologia viene svolta prevalentemente dai mass media, in particolare dalla cinematografia, vera e propria fabbrica dei sogni. Essa infatti permette qualunque effetto speciale, qualunque forma di pathos o di intreccio psicologico, è in grado di riprodurre qualunque aspetto della realtà».

(http://www.homolaicus.com/storia/antica/grecia/miti/premessa4.htm)

Per eludere la sua calcolata e interessata distorsione, mezzo di facile conquista e di orientamento in funzione del mercato, è necessaria una strategia di “contro educazione”, che è poi di ritorno all’educazione più genuina: quella del percorso dal transumano alla conoscenza, unica modalità capace di liberare dall’illusione ingannevole a favore della dimensione reale e di sogni più “umani”. Strategia che poco ha da scoprire, poco da innovare, dovendo solo ripercorrere sentieri già tracciati dalla natura stessa dell’uomo e delle cose. Dalla dimensione fantastica a quella reale, la strada è una sola.

Amato Maria Bernabei

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1 thought on “Per una terapia del mito: 1. Dal transumano al disumano

  1. Un nuovo user si aggiunge ai tuoi lettori via feed! Ottimo blog veramente.

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