L’infinito piatto: Le corna spuntate di Zidane

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Dell’epica sfida Italia-Francia del 27 Luglio 2006, resterà un giorno il ricordo nell’Albo d’oro delle finali mondiali di calcio e l’immagine da corrida di un toro dalle corna spuntate, il “Re Brocco” Zidane, che cadendo nelle provocazioni di Materazzi, lascia sullo sterno del rivale la seconda probabile corona mondiale: con lui in campo Trezeguet non avrebbe tirato il rigore fatale.

 

Facciamo precedere parafrasi e commento alla satira in ottave.

I “grandi uomini” moderni, quelli che oggi vengono mitizzati, di grande hanno l’immensa folla che ne fa una bandiera per le proprie deluse aspirazioni, per i sogni irrealizzabili a causa della mancanza di doti naturali o di carattere; essi non hanno spessore: la loro statura è solo nel mucchio di detriti che supplisce un’altezza precipitata. Come nella più profonda e cieca oscurità un lampo abbaglia, così i calciatori danno enfasi ai loro piedi che non poggiano certo sulle vette, ma appena a fior di terra.

E “i piedi” (i calciatori), che a volte colpiscono anche di testa (si gioca con i termini piedi e testa, stupidità e cervello), più di frequente non usano il cervello, soprattutto quelli più bravi, che ostentano la loro cresta da galli, la loro boria; corona che se qualcuno si permette di sfiorare in modo inopportuno, esprime la sua protesta in maniera cordiale, con un colpo di genio di pura arroganza (come quello di Zidane, il Galletto, a Materazzi nel corso della finale dei Campionati Mondiali di Calcio del 2006, in Germania). Il colpo di genio di Zidane non fu altro che una testata da “re” contro lo sterno dell’avversario, per rabbiosa ed incontrollata reazione.

Lo stesso mite gesto, se anziché da un regale gallo fosse stato compiuto da un vile pollo, da una persona comune, avrebbe portato l’autore in galera: ma il collo dei re ha un altro valore, per cui nei confronti della “nobiltà” la giustizia non esprime mai la sua severità, o si dimostra sazia, o legge la denuncia del reato a lume di candela, e in tal modo non vede bene o fa finta di non vedere. Così, insieme con quel suo ridicolo nomignolo da lattante (Zi Zou), Zidane conserva pure la fedina intatta!

Era l’eroico, leggendario giorno della sfida Italia-Francia, finale dei campionati mondiali del 2006, che si poneva come una grande rivincita per gli Italiani, dopo le sconfitte patite nelle ultime precedenti occasioni con i Francesi, e i tricolori contrapposti, quello d’Italia e quello di Francia, ondeggiavano sulle gradinate assiepate, mossi dal vento e dai tifosi festanti. I calciatori in campo sono tesi ed agonisticamente aggressivi fin dall’esecuzione degli inni nazionali (Mameli e la Bastiglia hanno gli uncini…): quando la sorte dell’incontro sarà chiara,  uno fra i due contendenti, gli Italiani o i Francesi, piangerà nel vedere l’altro trionfare. Il segnale d’inizio dell’arbitro è inghiottito dalla bolgia, il destino ha già messo nel suo letto i “materazzi” [1].

Il difensore interista, infatti, dimostra troppa animosità e così la sorte dà all’Italia un percorso in salita, visto che al quinto minuto del primo tempo deve subire un rigore, per quanto dubbio: dal dischetto batte Zidane, che spudoratamente sceglie di irridere l’ex compagno di squadra Buffon, infliggendogli un “cucchiaio” (colpo dato dal basso al pallone in modo da imprimergli una particolare traiettoria a spiovente). Chi elargì il regalo agli avversari, cioè Materazzi, non molto tempo dopo, con un prepotente colpo di testa ricambia ai Francesi il “torto” del gol, pareggia. La cresta dei Galletti quasi si scompiglia: i Francesi sembrano per un attimo smarriti.

La partita continua a lungo con alterne vicende, tenendo in ansia calciatori e pubblico, ansia che soltanto per una parte, per i vincitori, troverà conforto, e che nel susseguirsi delle azioni provoca ora emozioni piacevoli, ora paure (alterna il paradiso con l’inferno). Il tempo è corto, i tempi regolamentari non bastano ed è necessario fare ricorso ai tempi supplementari: e nell’oltretempo scocca l’istante dello sterno, il momento del colpo allo sterno da parte di Zidane, il re delle palle (re del pallone, ma naturalmente anche dei… testicoli), che si lancia contro il petto di Materazzi a “testa morta” (espressione ricalcata su “corpo morto”, quindi con tutto il peso della testa). Quale fu l’offesa di lesa maestà? Nessuno riuscirà mai a sapere quali parole abbiano tanto irritato il “re” da indurlo a un gesto così sconsiderato e così dannoso in un momento cruciale della partita, al punto da comprometterne l’esito.

L’oltraggio scriverà perfino un libro (Materazzi – o chi per lui -, dopo l’avventura mondiale pubblicherà naturalmente un libro sulla vicenda…), il quale tuttavia, evidentemente con uno scaltro criterio, non chiarirà le gentili parole dette dall’autore: la furbizia fa in modo che cresca la voglia di sapere, per avere più tardi un’altra opportunità di vendita attraverso i giornali, un nuovo allettamento per i topi, i lettori, che con facilità si lasciano attirare dalle trappole e muoiono di formaggio.  Circa un anno dopo, infatti, finalmente Materazzi rivelerà le parole offensive rivolte all’avversario (ma saranno state proprio quelle?): la notizia che chiarisce  l’ingiuria dunque cavalca libera… A Zidane, trattenuto per la maglia dall’avversario e che aveva ironicamente promesso al difensore di consegnargliela come trofeo alla fine della partita, Materazzi aveva risposto che preferiva la… di sua sorella.

Se per tutte le volte che viene usata l’espressione offensiva “la puttana di tua sorella” si dovesse infliggere una punizione mortale (il gesto di Zidane avrebbe potuto avere anche conseguenze fatali!), più che per qualunque grave malattia che ci uccide, la morte, con la sua falce, avrebbe un tale daffare che morirebbe, perché non farebbe in tempo ad ammazzare, mentre la vita avrebbe sangue per l’eternità. Quale dono più grande può essere elargito da un re, come quello che ci ha indicato Zidane con il suo comportamento, capace di liberare per sempre l’umanità dallo spettro della morte? 

Amato Maria Bernabei

Apri e salva: Colpo di testa

[1] Ironica allusione al ruolo determinante del difensore italiano Materazzi che sarà responsabile del rigore assegnato ai francesi, autore del gol del pareggio, causa dell’espulsione di Zidane che toglierà alla Francia un rigorista importante.

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