Festa della mamma: tre sonetti di Enzo Ramazzina

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Le ricorrenze, si sa, sono ormai occasioni consumistiche, a cominciare dalle più importanti celebrazioni liturgiche, come il Natale e la Pasqua. Non sfugge a questa logica nemmeno la Festa della Mamma, che tuttavia, non avendo carattere religioso, conserva nella sua mondanità qualche aspetto genuino, specialmente per l’infanzia o per chi, ormai adulto, rivolga il pensiero alla mamma perduta, magari in una forma d’arte.

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Alla madre dormiente 

Or che la notte preme e il tuo respiro
è profondo e sereno, nell’effusa
aura lunare, assorto, ti rimiro
e ti raffronto a una corolla chiusa.
   
Tu dormi, o madre, e un languido e struggente
tacito volo di malinconia
mi trasporta lontano e, inquietamente,
sfronda i ricordi e affranca la mia via
 
  
solitaria a ponente, ove il mio canto
non sgorgherà dal fonte d’Aretusa,
quando più non sarai. Segreto pianto     
 

mi stillerà nell’animo la Musa,
sì che il mio verso muterà l’incanto,
per la mancata tua alba profusa.       

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All’anziana madre 

Sei preziosa per me più dell’aroma
che dal tenero fior sale, pregnando
l’aria serale, or che a novello idioma
l’estro m’affini, o madre, sospirando.
 
Io so che impoverita è la tua scorta
e che la vampa al rèfolo vacilla:
se bussano le amiche alla tua porta
per attizzarla, l’occhio non ti brilla
 
 
per il fiorire d’ibride illusioni.
ma per l’ambascia che produce il pianto.
Lievi ti siano allor le mie canzoni 
     

dolcemente arpeggiate, ancor che il canto
del maldestro poeta esausto suoni
ad evocarti il giovanile incanto.

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In morte della madre 

Per me contavi, o madre, come il sole
che illumina e riscalda i suoi pianeti
e non c’è astro a rinverdir gli inquieti
fuggevoli miei giorni, or che mi duole
   
il cuore esterrefatto e mi dispero.
Ti sento soffio e palpito tra queste
stanze deserte, dove le funeste
ore serali inducono al Mistero.
 
 
Ma se la morte è provvido passaggio
ad una vita scevra di sventura,
dove blandisce l’alito di maggio      
 
perennemente e dove la paura
più non assale, prendimi nel viaggio
che ti dischiuse l’ultima avventura.
 

                                     Enzo Ramazzina

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