Le cretinate sono come le ciliegie: una tira l’altra… (03)

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ODIFREDDI E IL SENSO DELLA VITA

 “Temo di non essere la persona adatta per rispondere a domande sul senso della vita. La mia formazione, e la mia elezione, mi spingono a evitare di affrontare argomenti così generali, non avendo niente di specifico da dire che si possa dedurre dalle mie competenze. So che letterati e filosofi si dilettano di rispondere a quelle domande. Ma quando leggo i prodotti delle loro riflessioni, sono colpito dalla disparità tra la grandiosità delle domande, e la banalità delle risposte”… (Piergiorgio Odifreddi).

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Piergiorgio Odifreddi sostiene [1] che non ha senso interrogarsi sul senso della vita, da lui ritenuta semplicemente un evento, e dunque non assoggettabile a quesiti del genere. Poi però aggiunge che potrebbe rispondere sul senso della morte… A tal proposito esprime una massima alquanto singolare: “La morte è il prezzo da pagare per poter avere una vita interessante”. A me sembra strano che i più muoiano avendo vissuto una vita insignificante, perché costoro, a rigor di logica, non dovrebbero pagare prezzo, non dovrebbero morire; diversamente la morte sarebbe per tutti il prezzo da pagare per vivere: e basta.

In realtà così è, sicché per un illustre “logico” quell’aggiunta dell’aggettivo “interessante” appare un vero e proprio svarione.

Io potrei benissimo accettare una vita non interessante per non pagare il prezzo della morte, ma non mi pare che la cosa sia possibile…

Mi resta un altro dubbio: se degli eventi non si può giudicare il senso, perché si può dichiararlo della morte? O la morte non è da considerare un evento? Perché mai nascere e vivere dovrebbero essere tali, e morire no? Risponderebbe Odifreddi: “Quasi tutte le domande sensate (in un senso ben preciso e quantificabile in termini matematici, e non solo in vaghi termini metaforici) non hanno risposta…” [1] e tirerebbe in campo Godel e Heisenberg… e le ventose, per arrampicarsi sugli specchi. 

Amato Maria Bernabei

 


[1] http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/piergiorgio-odifreddi.htm.

2 thoughts on “Le cretinate sono come le ciliegie: una tira l’altra… (03)

  1. Piergiorgio Odifreddi sostiene di non essere la persona adatta a dare un tipo di risposta su un argomento estremamente delicato quale il senso della vita, perchè nessuno lo è di fatto. Nessuno lo è mai stato.
    E non esistono ricette uniche, risposte che valgono per tutti.
    Il professore è una persona molto degna ed umile che non si arroga mai il diritto di parlare di cose che non sa.
    Io non ricordo sinceramente di averlo sentito citare “La morte è il prezzo da pagare per poter avere una vita interessante”.., ma se dovessi dare io una interpretazione corretta, direi che anche per me coloro che non “si buttano” nella vita sanno già di marcio e di muffa, ovvero sono già morti prima ancora che la morte fisica li seppellisca definitivamente.
    Gli insoddisfatti rosicano a vita. Un pò come fa lei, che dei suoi sforzi non rimane traccia, nemmeno su Wikipedia, e passa il suo tempo a prendersela con le persone brave invece di vedere cosa ha sbagliato nei suoi passi. La gente come lei di solito si fa prete o suora, perchè non essendo in grado di badare a se stessa, deve trovare uno scopo dove sfogare le proprie frustrazioni a scapito dei malcapitati che incontra nel suo cammino.
    Ho visto i suoi twitter, ho visto cosa scrive. Ma non è mai troppo tardi per NESSUNO darsi un contegno e una dignità..
    A presto.
    Ilaria Del Grasso

  2. “Gentilissima” navigatrice, nonché acritica fan…atica del “professore”, preciso subito che evidenziare gli spropositi dei divulgatori frettolosi o degli “showmen”-luminari che tanto piacciono al pubblico pigro, distratto o incolto, non è il mio passatempo preferìto, ma risponde alla precisa esigenza di denunciare le precarie condizioni in cui versa la “cultura” trionfante a danno della Cultura schietta, troppo spesso relegata nell’ombra.
    Aggiungo che non deve interpretarmi lei che cosa Odifreddi volesse intendere, perché è perfino troppo chiaro, come è evidente che nessuno è in grado di dare risposte convincenti, definitive, sul senso della vita. Figuriamoci sul senso della morte… Sul quale, appunto, il professore avrebbe dovuto astenersi dal formulare la sua “sciocchezza”, dichiarata nel corso di un’intervista pubblicata in Internet, e alla quale io puntualmente rinvio nella mia scheda. Il fatto che non ne abbia conoscenza lei, non la autorizza a mettere in dubbio la mia onestà intellettuale. Non vedo poi perché la sua “traduzione” del pensiero odifreddiano dovrebbe essere corretta (per assunto?), rivelandosi piuttosto un fraintendimento pieno. Rilegga con attenzione la mia, molto più coerente, perché più aderente al testo, non divagante, come il suo goffo tentativo di difesa.
    Sul fatto che Odifreddi non parli di ciò che non sa, qualche dubbio nasce (basterebbero certe sue traduzioni di un Latino che non ha mai studiato! e non solo…).
    Mi dica poi dove ha ricavato la notizia che io sono un insoddisfatto. Ha contratto forse anche lei l’abitudine di argomentare a caso? Sappia che la mia vita è colma di grandi soddisfazioni. Il mio cruccio è che persone di rilevanti potenzialità possano essere sviate, corrotte, dalla pessima qualità dei prodotti culturali circolanti, esaltati dalle fanfare mediatiche come espressioni della più elevata competenza e del più autentico genio nostrano.
    Sull’assenza della voce che mi riguarda in Wikipedia avrei potuto provvedere, se avessi voluto, essendo iscritto ed autorizzato a farlo, ma non l’ho ritenuto opportuno, per ora. Certo non ho la notorietà di Odifreddi, ma la visibilitá non è parametro di valore, bensì di successo, che, spero lei sappia, è attribuito troppo spesso dalla folla, non proprio detentrice del sapere e del buon gusto.
    La prego, continuando, di evitare gratuite ed offensive allusioni a presunte mie frustrazioni o addirittura incapacità, che avrebbero dovuto indurmi alla vita religiosa; la invito a non considerare in modo così volgare chi ha fatto questa scelta (ci sono religiosi dalla mente eccelsa e dalle opere straordinarie, cui un Odifreddi non può essere nemmeno accostato); la esorto a riflettere su quello che pensa e scrive: quali sarebbero i “malcapitati” con i quali io “me la prendo”? Il povero Benigni o il candido Odifreddi? o i mille protagonisti di una scena sbiadita, da tutti acclamati come il migliore dei cast possibili?
    Mi faccia la cortesia: impari prima a scrivere ” un po’ ” con l’apostrofo (troncamento) non con l’accento, cerchi di apprendere la differenza fra Twitter e un tweet, e curi la sintassi, decisamente poco raffinata, quando non dubbia (“come fa lei, che dei suoi sforzi non rimane traccia”): poi ne riparleremo.
    E per concludere la informo che le tracce meno evidenti sono magari quelle che si conservano più a lungo… Il mio poema Mythos (Marsilio Editori), ad esempio, è nelle maggiori biblioteche italiane e figura nell’elenco ufficiale delle opere di Letteratura Italiana del Novecento.
    Ultimo consiglio: tolga le bende dagli occhi.

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