Mari – o Monti e l’ossimoro dell’iniqua equità

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Lo spremiagrumi dei Professori e dei Banchieri  

Alcune parole stanno bene in bocca. Appena pronunciate, però, il vento le afferra e le spazza, e lascia l’eco della voce udita e la sostanza vuota… 

Equità… 

Quale sognatore aveva creduto a Monti, che ne aveva la bocca così piena da impedire che si udisse il suono distinto di ben altre parole solamente inique? Quando mai la storia ha conosciuto un potere “equo”? I detentori di privilegi non hanno mai ceduto nulla senza il timore di perdere tutto: cosa che è capitata non raramente quando la corda è stata tesa oltre la sua capacità di resistenza. La ghigliottina francese gronda ancora, nella memoria, il sangue di mille privilegiati, e non solo. 

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Equità.

Alla lettera significa qualcosa che attendersi è pura utopia! Non è certo dare e togliere a tutti in misura assoluta (etimologicamente, absoluta, cioè “sciolta”, nel nostro caso indipendente dalle disparità e solo rispondente a una quantità numerica o a una proporzione “geometrica”).

Se è vero che cinquecento sta a mille come cento milioni sta a duecento milioni, perché il quoziente delle due coppie di numeri è uguale, non è altrettanto vero che una sottrazione del dividendo dal divisore, nelle singole coppie, dia risultati che si possano, fra loro, considerare “equi”. Il minuendo mille e il sottraendo cinquecento danno una differenza di gran lunga più piccola della stessa operazione fra duecento milioni e cento milioni. In parole povere: se vengono sottratti 500 Euro a chi ne ha 1000 al mese e 100 milioni a chi ne ha 200, non mi si dica che c’è equità nella sottrazione! Il povero disgraziato che resta con 500 Euro a stento mangia, mentre con 100 milioni rimanenti l’altro soggetto compra ben più di un panino… 

Nel sistema delle disparità esasperate nemmeno si possono togliere 2000 Euro alla famiglia che ne percepisce 20.000 ed “equamente” 2000 Euro alla famiglia che ne percepisce 100.000 (politica della quantità numerica fissa): in  questo caso perfino la proporzione geometrica va mille volte a farsi benedire. 

Come risulterebbe inadeguata in relazione ai costi uguali per tutti. 

Un pieno di carburante ha lo stesso prezzo, supponiamo di 70 Euro, per chi guadagna 1000 Euro al mese e per chi ne guadagna 100.000 o un milione: con la differenza che nel primo caso è richiesta una cifra pari al 7% del bene posseduto, nel secondo caso allo 0,07%, nel terzo caso allo 0,007. In relazione a una proporzione geometrica il carburante dovrebbe costare (con un semplice calcolo) 70 Euro a chi guadagna 1000 Euro, 7000 Euro a chi ne percepisce 100.000, 70.000 Euro a chi ne incassa un milione! E il rapporto non sarebbe ancora “equo”. Perché, dopo aver fatto dieci volte il pieno, al primo soggetto resterebbero 300 Euro appena, al secondo 30.000 Euro, al terzo 300.000. Con ben altre possibilità residue di spesa. 

Con questo non vogliamo dire nient’altro che quello che abbiamo detto: e cioè che se dovessimo sottrarre per un pieno una cifra proporzionata a 70 Euro/mille a chi ha un introito di un milione al mese, questi dovrebbe pagare per il carburante importi da capogiro, la stessa vertigine che coglie il poveretto dei mille Euro che si ferma oggi al distributore. 

È davvero ridicolo sentire che le famiglie italiane avranno in media 1500 Euro di spese in più all’anno, 125 al mese… intendendo nascostamente dire che chi vive con una pensione da 800 Euro, d’incanto se la vedrà decurtata a 675: più miseria della precedente miseria; ma pure che una famiglia che incamera 20.000 Euro al mese dovrà, poverina, considerare diminuito il proprio introito alla modestia di 19.875 Euro!… 

È questa la sostanza dell’utopia di una mai realizzabile giustizia sociale, questa la sostanza della montiana iniqua equità. 

La prima offesa all’equilibro è il togliere a tutti, togliere perfino a chi ha solo qualcosa; 

la seconda il togliere a tutti in modo non geometricamente proporzionato; 

la terza il togliere a tutti in modo sproporzionato, ovvero non commisurato alle disponibilità. 

Se solo i provvedimenti anticrisi colpissero con un coefficiente adeguato ai redditi, già i pensionati da “quattro Euro” sarebbero esenti da esborsi: invece no! Che paghino anche le spese di un conto corrente obbligatorio per ricevere le loro misere somme. 

Anche alle briciole si attacca il governo dei professori e dei banchieri, alle briciole dei poveri pasti, ovviamente. Perfino una tassa sull’illusione, già pagata e tassata, è riuscito a concepire l’allampanata veste del grigio esattore improvvisato, dalla falce che non pareggia tutte le erbe del prato…: il 6% su ogni vincita ai “tavoli” della bisca di Stato che superi la spropositata somma di 500 Euro! Parlo del gioco d’azzardo legalizzato, naturalmente, del lotto, del superenalotto, del dieci e lotto, del multicolore gratta e vinci, delle slot machine, delle scommesse e così via, estrema risorsa dei disperati, dai quali il Leviatano percepisce un gettito facile, costante, cospicuo. 

Non c’è bisogno di aggiungere altro, di perdere “inchiostro” nell’elenco dei rimedi che frugano soprattutto nelle piccole tasche, per avere la dimensione della giusta ingiustizia operata dal prestigioso Monti. Di cui si può perfino pensare che sia la controfigura di una schiatta sempre più impegnata a spremere i limoni e a distrarre la gente con il gossip, piuttosto che a risolvere i problemi del Paese, una genìa di politici anche codardi, che non potendo esporsi in una troppo grave missione di tamponamento delle falle, non hanno trovato di meglio che affidarla a un “qualificato spremiagrumi”, per riemergere puri, e addirittura salvifici, da una situazione della quale sono in gran parte i principali responsabili. 

Amato Maria Bernabei 

Le 50 tasse del decreto salva Italia

ROMA – Con l’anno nuovo prende il via il decreto Salva-Italia: sono  in tutto 50 le imposte che colpiranno gli italiani. I contribuenti pagheranno al Fisco all’incirca uno stipendio all’anno. Ecco i nuovi capitoli di spesa nel bilancio familiare degli italiani.

Imu. L’imposta municipale sugli immobili sostituisce la vecchia Ici. Due le aliquote che i comuni potranno applicare: 0,4 per mille sulla prima abitazione e 0,76 sugli altri immobili di proprietà.

Rendite. Rispetto alla vecchia Ici l’Imu garantirà un gettito maggiore grazie all’ampliamento della base imponibile con un aumento fino al 60% dei moltiplicatori catastali.

Irpef. L’aumento delle aliquote a livello nazionale è stato bloccato ma le Regioni hanno la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.

Immobili all’estero. L’imposta è pari a quella dovuta sugli immobili posseduti in Italia ma è previsto un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui le case sono situate.

Bollo sui conti. Scatta l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari. Il prelievo sarà dell’1 per mille nel 2012 e dell’1,5 per mille dal 2013. L’aliquota si applica a gestioni patrimoniali, quote di fondi d’investimento italiani ed esteri, polizze sulla vita, buoni fruttiferi postali. Per questi ultimi è prevista una soglia di esenzione se il valore non supera i 5 mila euro.

Estratti conto. Resta a 34,2 euro il bollo sugli estratti conto e i rendiconto dei libretti di risparmio se il titolare è una persona fisica. Sale invece a 100 euro se il cliente è persona giuridica.

Imposta sulle attività finanziarie all’estero. Si applica con le stesse aliquote della nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie detenute in Italia.

Scudo fiscale. E’ prevista un’imposta di bollo per le attività finanziarie “scudate” per continuare a mantenere l’anonimato: 10 per mille per il 2012, 13,5 per mille per il 2013 e 4 per mille a partire dal 2014. Solo per quest’anno è istituita un’imposta straordinaria del 10 per mille sulle attività finanziarie scudate che alla data del 6 dicembre 2011 sono state prelevate o liquidate.

Tassa sull’auto. Scatta un’addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle vetture di potenza superiore ai 185 kw: 20 euro per ogni kw che supera il limite.

Tassa sulla barca. Prevista un’imposta sullo stazionamento, navigazione, ancoraggio e rimestaggio per le unità da diporto che stazionano nei porti nazionali o navighino in acque italiane: dai 5 euro giornalieri per le piccole imbarcazioni, fino ai 703 euro per quelle che superano i 64 metri.

Tassa sugli aerei. Al via una nuova imposta sugli aeromobili: si va da 1,5 euro al chilo per gli aerei fino a mille kg, ai 7,55 euro al kg per gli aerei superiori ai 10 mila kg.

Accisa sulla benzina. Aumenta l’accisa sulla benzina di 8,2 centesimi al litro, con l’aggiunta del rincaro dell’Iva. Dal primo gennaio l’accisa sui carburanti in Piemonte è a +5 centesimi, che diventano 6,1 col rincaro dell’Iva. Stesso aumento in Liguria e Toscana. Più consistente il rincaro nelle Marche: +7,6% con un prezzo finale di +9,6 centesimi. In Umbria aumenta di 3,4 cent, prezzo finale +4,1 cent. Nel Lazio il balzo è di 2,6 cen, per un totale di +3,1 cent al litro.

Accisa sul gasolio. L’imposta è già aumentata di 11,2 centesimi al litro.

Accisa GPL. L’imposta sale di 2,6 centesimi.

Iva. Dal primo ottobre è previsto un incremento di due punti percentuali sull’aliquota ridotta, che salirà dal 10 al 12%. L’aliquota ordinaria passerà invece dal 21 al 23%.

Tassa sui rifiuti. Alla vecchia tassa sui rifiuti si applica una maggiorazione di 0,3 euro per metro quadrato di superficie (elevabile dai Comuni fino a 0,4 euro). Il tributo scatterà dal 2013.

Pensioni. Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1400 euro. Di fatto gli assegni di importo superiore subiranno una sorta di tassazione dovuta al mancato adeguamento all’aumento del costo della vita.

Contributi autonomi. Salgono le aliquote contributive per i lavoratori autonomi: coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi pagheranno +1,3% quest’anno, +0,45% l’anno prossimo, fino ad arrivare ad un’aliquota del 24%. Gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps, invece, aumenteranno di uno 0,3% l’anno fino a raggiungere un’aliquota del 22%.

Tassa sul Tfr. Ai trattamenti di fine rapporto superiori al milione di euro si applicherà l’aliquota Irpef massima, pari al 43%.

Pensioni d’oro. Previsto un prelievo del 15% sugli assegni previdenziali superiori ai 200 mila euro.

Caro tabacco. Nessun aumento sul prezzo delle sigarette, è prevista un’accisa solo sul tabacco sfuso.

Canone Rai. Entro il 31 gennaio bisognerà pagare 112 euro: +1,5 euro rispetto al 2011.

Pedaggi. Il 31 dicembre sono stati decisi gli aumenti dei pedaggi autostradali.

Bollette luce e gas. L’Autorità per l’energia ha stabilito un rincaro del 2,7% per la tariffa del gas. Previsto invece un +4,9% per la tariffa elettrica.

Tratto da:

http://www.blitzquotidiano.it/economia/decreto-salva-italia-tasse-famiglie-1067855/

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