O Dante o Benigni: una risposta… Diletta

O Dante o Benigni

Internet è un mezzo sorprendente. La “navigazione” è per innumerabili mari, per assortiti profili di spiagge, fitta di incontri e di scontri, di condivisioni e di battaglie. Talvolta, magari dalle nebbie di un’alba, emerge all’orizzonte la sagoma di un battello, su cui veleggia un’anima affine. Il mare sembra subito più alto, più azzurro, più amico: per fortuna non siamo proprio soli!

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È con vivo piacere che pubblico il commento di una “navigatrice” che ha incontrato ed accolto i miei pensieri.

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Sfortunatamente vengo a conoscenza solo adesso del saggio, che non esiterò a comprare non appena mi si presenterà l’occasione (ovvero, non appena il gelo e la neve mi permetteranno nuovamente di mettere il naso fuori casa).
Ho 24 anni, e la mia passione per Dante nasce circa 15 anni fa, quando un cugino mi passò un libro che a lui non piaceva, in cui si racconta in estrema sintesi il viaggio di Dante. Un libro per bambini, s’intende, il cui linguaggio semplice e scorrevole accompagnava il lettore fino all’Empireo, tralasciando ovviamente quelle tematiche e quei luoghi dell’Opera che non sono certo avvicinabili da un pubblico “dai 9 ai 13 anni”. Ma fu sicuramente un incentivo ad approfondire la mia conoscenza del Poema, che cominciai a leggere non appena voltai l’ultima pagina del prezioso libriccino. Ovviamente me ne innamorai.
Quando esplose questo fenomeno del “Tutto Dante” non potevo che esserne felice: Benigni, un attore che mi piaceva particolarmente, portava in televisione nientemeno che l’adorato Dante! Che gioia!
Ma “tosto tornò in pianto” il mio entusiasmo. Non era certo l’analisi che mi aspettavo, anzi, mi lasciò un certo senso di amarezza, anche se le mie conoscenze non erano certo sufficienti per individuarne la causa.
Ora che sto studiando e approfondendo il tema in tutte le sue sfaccettature, ora che possiedo almeno una parte della conoscenza necessaria ad un’analisi piuttosto profonda “de li versi strani”, mi rendo conto di qual è stato il problema, anzi, i problemi di fondo: come ha brillantemente sottolineato Lei, il primo di questi è senza dubbio il tentativo di rendere fruibile alla massa impreparata un’Opera che richiede anni di studio per essere anche solo avvicinata (e lo dico con cognizione di causa), tramite un attore che (per quanto mi piaccia in quasiasi altro ruolo) si dimostra quantomeno indegno di recitare i versi di Dante, fosse anche “solo” per le lacune filosofiche, teologiche, linguistiche e letterarie che si porta dietro. E, secondo il mio modestissimo e opinabilissimo parere, è qui che sorge l’altro problema, che non sta tanto nella persona di Benigni, ma in chi l’ha messo lì, pagandolo ed esaltandolo: la Comedìa, semplicemente, non può essere traslata in un format televisivo. Ci vorrebbe un programma di ore per analizzarne degnamente anche un solo canto, e se questo non è fattibile, allora sarebbe meglio che nulla venga fatto, perché altrimenti ci si limita a galleggiare nell’agghiacciante condizione odierna, nella quale siamo esperti in tutto e buoni a nulla, senza neanche cercare di nuotare.
Mi dispiace, questo con Dante non deve accadere: è terrificante vedere nelle librerie “Il Mio Dante” assieme a saggi di Auerbach, Contini e Parodi. Ed è ancor più terrificante vedere la gente scorrere i titoli e poi afferrare compiaciute quel libro: tanto varrebbe che leggessero direttamente il libriccino che ho letto tanti anni fa, al quale l’interpretazione pseudo-esegetica di Benigni somiglia terribilmente.
E, per inciso, credo sia preferibile la “spocchiosità” dell’acculturato alla sfacciata immodestia del bibliofilo della domenica, che pretende che ogni cosa venga abbassata al proprio livello.
Concludendo, questo mio commento voleva essere un “grazie” per ciò che ha scritto su questo sito e per quello che ancora devo leggere, ma non ho potuto fare a meno di dire la mia. Come al solito.

Diletta – Bologna

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