Poesia: la morte di un genere

Poesia, la morte di un genere

Da diversi decenni il genere poesia appare in rapido, inesorabile declino. Un genere nuovo si va imponendo: la prosa poetica (o la poesia in prosa). Accanto alla possibile fecondità della nuova tendenza, il rischio di un approccio senza qualità e senza perizia da parte di chiunque, che, semplicemente “andando a capo” ad arbitrio, può sentirsi autorizzato a considerarsi poeta. Questo il tema della Conferenza-dibattito organizzata dal Caffè Letterario di Francavilla al Mare, che si terrà al Palazzo Sirena di Francavilla al Mare il 2 Agosto 2012, alle ore 21,00. Relatore il Professor Amato Maria Bernabei.

  

 

 

 

POESIA: LA MORTE DI UN GENERE

CONFERENZA DIBATTITO 

Poema in prosa? Prosa poetica?
Come si chiama quella roba che i poeti scrivono senza andare a capo?
E perché un poeta (che in genere si avvale di unità versali per comporre un testo) prende a scrivere tutto di seguito?“.
(Marco Simonelli, http://www.nazioneindiana.com/2009/12/07/appunti-sulla-poesia-in-prosa-eo-viceversa/)

  

Papà beve al tavolo avvolto da pergole verdi / e il ragazzo s’annoia seduto. Il cavallo s’annoia / posseduto da mosche: il ragazzo vorrebbe acchiapparne, / ma Papà l’ha sott’occhio. Le pergole danno nel vuoto / sulla valle. Il ragazzo non guarda più al fondo, / perché ha voglia di fare un gran salto. Alza gli occhi: / non c’è più belle nuvole: gli ammassi splendenti / si son chiusi a nascondere il fresco del cielo“.
(da Città in campagna, Cesare Pavese, Poesie p.73, Oscar Mondadori, 1975) 

La nebbia ghiacciata affumica la gora della concia / e il viottolo che segue la proda. Ne escono quattro / non so se visti o non mai visti prima, / pigri nell’andatura, pigri anche nel fermarsi fronte a fronte. / Uno, il più lavorato da smanie e il più indolente, / mi si fa incontro, mi dice: «Tu? Non sei dei nostri. / Non ti sei bruciato come noi al fuoco della lotta / quando divampava e ardevano nel rogo bene e male»“.
(da Presso il Bisenzio, Mario Luzi, Nel Magma) 

Da diversi decenni il genere poesia appare in rapido, inesorabile declino.
Un genere nuovo si va imponendo: la prosa poetica (o la poesia in prosa).
Non parliamo di crisi della Poesia come “valore estetico”, per il quale è possibile parlare anche della Poesia di qualunque grande prosa, né discutiamo la possibilità di essere poeti eccellenti indipendentemente dalla forma di scrittura scelta. Il fatto è che “la forma” peculiare del genere poesia codificato dalla tradizione è sempre meno praticata, sempre più “desueta”, e permette a troppi l’illusione di essere artisti semplicemente attraverso una “scrittura che va a capo ad ogni riga”.
Poiché non per conservatorismo, non per nostalgico ripiegamento, noi riteniamo gravissima la perdita di un’eredità così rilevante, l’abbandono di un mezzo espressivo d’insostituibile forza emotiva nelle sue stesse peculiarità ritmiche, di uno strumento che nelle mani dei grandi artisti ha prodotto capolavori inarrivabili, quanto meno ci sentiamo di interrogarci sul fenomeno e, considerando il dibattito crescente sull’argomento nel panorama della produzione poetica e della critica, riteniamo importante promuovere incontri che si occupino dell’argomento, occasioni che offrano un contributo, se non decisivo, quanto meno chiarificatore, sul fenomeno della progressiva scomparsa della versificazione classica dalla scena della letteratura mondiale, con particolare riferimento allo specifico ambito italiano.

Amato Maria Bernabei

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