“Il sonno della ragione genera mostri”

Tour-Eiffel

Quando una fede diventa sottomissione, non solo genera intolleranza e violenza, ma può essere per sua natura sotto-messa, strumentalizzata per qualunque scopo estraneo alla sostanza della fede stessa. Così una credenza religiosa può trasformarsi in fanatismo e questo può essere mezzo di offesa di chi l’asservisca a mire di espansione e di predominio, in modo tanto più facile quanto più il terreno sia fertile, predisposto alla conflittualità e di conseguenza al conflitto, per le più varie ragioni. La coalizione fra l’ignoranza succuba della superstizione e le trame della “ragione” piegata alle rivendicazioni dell’istinto, è più deleteria di qualunque ordigno distruttore.

Le conseguenze le viviamo quotidianamente, nel crescendo di ottuso furore, nei “mostri” partoriti comunque e sempre dal “sonno della ragione”.

“Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo.

Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio.”

Amato Maria Bernabei

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