Sant’oro?

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Mi sembra che una buona fetta di “trasgressori della libertà” reclami per la propria categoria una libertà di cui si avvale ampiamente in modo distorto: libertà editoriale, libertà di stampa, libertà d’informazione, libertà di opinione, sinonimi tutti di libertà di pensiero e di parola. Libertà…

Sant’oro… la madre di due corrotte gemelle, audience e faziosità aggressiva, al “servizio pubblico” della metà del pubblico (o anche meno), nelle vesti di una libertà libertina che pretende di contrastare l’altrui libertinaggio? emblema di un vizio ormai comune a molti, di là dal colore della bandiera, che tende contemporaneamente alla visibilità ed al profitto da una parte, alla demolizione dell’avversario, anziché al confronto democratico, dall’altra? o semplicemente Santoro, espressione incompresa di un sistema che non sopporta la giusta critica alle sue deformità? o più probabilmente segno genuino di un’imperante modalità giornalistica di piena decadenza?      

                Mi sembra, infatti, che una buona percentuale di “trasgressori della libertà” reclami per la propria categoria una libertà di cui si avvale ampiamente in modo distorto: libertà editoriale, libertà di stampa, libertà d’informazione, libertà di opinione, sinonimi tutti di libertà di pensiero e di parola. 

                Libertà… Si tratta di stabilire, se la libertà sia una condizione di autonomia assoluta, absoluta, come l’etimologia avverte, sciolta cioè da ogni vincolo, da ogni rispetto, da ogni controllo, per una sorta di esercizio indipendente e capriccioso, se non addirittura fazioso e persecutorio, del pensare e dell’agire, o debba essere invece il requisito necessario per lo svolgimento indipendente di un qualsivoglia ruolo, teorico o pratico, sottoposto a un ordine morale, sociale, politico, e dunque all’ossequio dell’altrui indipendenza e dignità.

                Sempre, in un consorzio sociale, accanto ai diritti si ergono i doveri, a fianco di ciò che l’individuo rivendica per sé, è imprescindibile l’osservanza del diritto dell’altro, sia esso persona fisica o persona giuridica, singolo soggetto o collettività. Il mancato rispetto di questo principio, è deriva verso la sopraffazione, da qualunque parte provenga.

                Non rivendichi diritto di libertà chiunque usi la lingua o la penna per distruggere: nessuno può essere libero di uccidere, né con il coltello né con le parole. Se qualcuno pensa il contrario, è già servo di una volontà che lo sovrasta.  

                Anche l’uso corretto dei mezzi di trasmissione delle idee rimarca l’indole sinceramente rispettosa delle istanze di tutti: perciò ho sempre pensato che il servizio pubblico (altra cosa è l’uso privato dei mezzi d’informazione e di divulgazione, mai comunque affrancato dalle norme che salvaguardano i diritti della persona), debba rifuggire da ogni forma di parziale proposizione. So che l’imparzialità appartiene alla gamma dei concetti assoluti e questi, naturalmente, alla sfera dell’ideale, ma tendere verso l’assoluto è l’unica modalità per accostarlo, l’unica possibilità di migliorare le condizioni e la storia stessa dell’uomo.

                In conclusione, nell’ottica degli accesi scontri di questi giorni, il giornalismo d’assalto sembra più vittima che carnefice, vittima del sistema che si inchina al “Sant’oro”, al Santo Denaro, idolo degli idoli, che tutto governa e tutto condiziona, capace di generare perfino il paradosso che pone il problema della libertà dal punto di vista del dittatore o dello schiavo, da una condizione che in ogni caso è serva, della smania di potere o del potere che ne discende, senza alternative né spiragli.

                Uno dei mostri generati dal “sonno della ragione” (El sueño de la razón).

Amato Maria Bernabei

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