Vinicio Dalla Vecchia e il suo tempo (P. Boscariol)

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recensione di Enzo Ramazzina

Tra i padovani eccellenti dell’immediato dopoguerra, merita un posto speciale Vinicio Dalla Vecchia, nativo di Perarolo di Vigonza (PD). Già dichiarato “servo di Dio”, il processo di canonizzazione per accertare la straordinarietà e l’e­roismo delle sue virtù si può dire a buon punto, se è vero che la commissione della Congregazione per le cause dei Santi sta vagliando, tra l’altro, il miracolo “post mortem” che, ai fini della beatificazione, lo dovrebbe far salire all’onore degli altari.

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          Ma chi era Vinicio Bonifacio Dalla Vecchia?

         Nato nel 1924, fin da ragazzo decise d’improntare la sua vita all’esercizio delle virtù cri­stiane, dedicandosi all’apostolato ed impegnandosi sul piano sociale e della politica. Conseguiti a Padova i diplomi di perito agrario e di geometra, dapprima s’iscrisse alla facoltà d’agraria, ma poi, convinto che la via più efficace per servire il prossimo fosse quella della professione medica, frequentò la facoltà di medicina, laureandosi nel 1951 a pieni voti e coronando un brillante percorso sco­lastico.

         Profondamente innamorato della vita, della fidanzata e dell’alpinismo, era anche un gran divoratore di libri, dotato di facondia e di un forte carisma sui giovani, per cui venne chiamato dal vescovo a ricoprire cariche di responsabilità all’interno dell’Azione Cattolica, dove scelse come modelli di riferimento alcuni personaggi del suo tempo, noti per le aspirazioni ideali e per l’alta e profonda spiritualità, quali Sturzo, De Gasperi, La Pira, Montini, Moro ed altri. Nella sua vita, spiri­tualmente alimentata dall’Eucarestia quotidiana, si schierò sempre dalla parte dei più deboli e dei meno ascoltati, con una costanza ed un’attenzione davvero invidiabili.

         Ma una mattina di mezz’agosto del 1954 accadde la tragedia. Mentre con suo cugino, sacerdote salesiano, era impegnato a scalare una parete del Catinaccio, in Val di Fassa, posto un piede in fallo, precipitò da un’altezza di 40 metri, trascinando con sé il com­pagno di cordata: morirono entrambi sul colpo. Una vita breve, dunque, quella di Vinicio, ma esuberante e ricca di una carica umana da vendere: una giovinezza in­ten­samente spesa nello studio, nella preghiera e nell’esercizio della professione medica e del volontariato, per dare amore e disponibilità incondizionati al prossimo, dato che l’esi­stenza non può essere svo­gliatamente rimor­chiata, ma si deve vivere con respon­sabilità e in pienezza.

         In occasione della recente visita pastorale di Benedetto XVI a Mestre, il patriarca Angelo Scola ha consegnato alla segreteria personale del Papa l’ultimo libro del pa­dovano Piergiorgio Boscariol, intitolato, appunto, Vinicio Dalla Vecchia e il suo tempo: frammenti di una stagione memorabile. L’opera, pubblicata da Vincenzo Gras­so Editore ed apparsa nel maggio 2011 in tutte le librerie del Veneto, verrà depositata alla Congregazione per le cause dei Santi, dove si conservano diverse altre biografie sul “servo di Dio” in questione, insieme con le dichiarazioni scritte e giurate di molti testimoni che l’hanno conosciuto.

         È interessante notare che in questo meticoloso lavoro l’autore s’è imposto di bandire i toni agiografici, non volendo creare un profilo acriticamente elogiativo e celebrativo. Le numerose interviste (assolutamente inedite) a parenti, amici e co­noscenti del Dalla Vecchia, raccolte nelle 230 pagine del libro, hanno lo scopo di collocare, anzi di mettere in luce, l’eccezionale personaggio nel contesto variegato e complesso della metà del ’900, sottolineandone soprattutto l’impegno civico. “Per questo – spiega Boscariol – ho evitato d’entrare in categorie che non mi competono, come l’eroicità delle virtù, oggetto del processo di canonizzazione. An­che se sono convinto che la mia ricerca tornerà utile alla Congregazione che si sta occupando della causa”.

         Dato il buon riscontro ottenuto con la prima edizione, è probabile che il libro venga presto ristampato con ulteriori aggiornamenti.

         Si ricorda che il procedimento canonico per accertare le virtù eroiche di un cri­stiano solitamente dura molti anni, a volte persino alcuni secoli. Il primo grado per salire agli onori degli altari, infatti, è quello di servo di Dio (già superato dal nostro personaggio); il secondo grado è quello di venerabile; il terzo avanzamento corri­sponde a beato (indispensabile il riconoscimento di un miracolo “post mortem”); il quarto livello si ha quando il candidato viene ufficialmente dichiarato santo (anche in questo caso è necessario il riconoscimento di un miracolo). Dopo di che, il cano­nizzato in questione è inserito nell’elenco dei Santi e sul calendario viene confermata la data di celebrazione della sua festa. 

Enzo Ramazzina

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